Cosa sta succedendo con i testimoni di Geova? Stiamo di nuovo approfondendo quello che sta succedendo con alcune minoranze religiose e per approfondire questo argomento abbiamo con noi due dei massimi esperti dei nuovi movimenti religiosi. Chi sono? Leggete con attenzione questo straordinario documento e ascoltate la prima parte dell’intervista audio qui sotto.
Raffaela Di Marzio
La dottoressa Raffaela Di Marzio, che i nostri lettori conoscono già bene, laureata in Psicologia, Scienze dell’Educazione, Scienze Storico-religiose, ha conseguito il dottorato in Psicologia presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma nel 2016.
Da oltre 30 anni la dottoressa si occupa di ricerca, studio e informazione sul mondo delle religioni e spiritualità minoritarie, diffuso sul nostro territorio e nel mondo. Svolge attività di docenza e formazione permanente nell’ambito della psicologia, della conversione e de- conversione religiosa, della psicologia dei gruppi e della sociologia e della devianza applicata all’uso dello stigma di setta da parte dei media e dei movimenti anti-sette. Ha collaborato alla realizzazione e all’aggiornamento di tre progetti enciclopedici, tra i quali l’Enciclopedia delle Religioni d’Italia, a cura del CESNUR, ed è membro di due Comitati Scientifici di riviste accademiche.

Massimo Introvigne
Per Showlandnews è un grande piacere intervistare il Dottor Massimo Introvigne, definito da noi e da diversi studiosi del settore il massimo esperto dei nuovi movimenti religiosi, sociologo delle religioni di fama internazionale, autore di una settantina di volumi e di oltre cento articoli pubblicati in riviste accademiche internazionali sulla nuova religiosità, il pluralismo religioso contemporaneo e il magistero pontificio. È fondatore e direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Nel 2011 è stato nominato rappresentante OSCE per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un’attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. È direttore del quotidiano
Bitter Winter, che si occupa di libertà religiosa e diritti umani in ambito internazionale.

Volevo subito fare una domanda al Dottor Introvigne. A livello mondiale sono sempre più diffusi gli atteggiamenti e i fenomeni di intolleranza verso le religioni. Cosa sta accadendo?
Sta accadendo un fenomeno preoccupante, perché le religioni sono discriminate, direi ufficialmente, in Paesi con regimi non democratici. Per esempio, sia la Cina sia la Russia hanno liste di religioni proibite perché eterodosse – in cinese si dice sejiao, organizzazioni che promuovono insegnamenti eterodossi – o perché in Russia sono elencate come estremiste o indesiderate. Altri Paesi, di dubbie credenziali democratiche, proibiscono specifiche religioni o limitano i diritti di cittadinanza di chi ne fa parte. È il caso degli Ahmadis, per esempio, in Pakistan o dei Baha’i in Iran.
Questi sono paesi che non consideriamo esempi di democrazia. Quello che sta avvenendo negli ultimi anni, con prodromi soprattutto in Francia che risalgono al secolo scorso, è vedere Paesi democratici che, sotto la pressione di lobby che influenzano i media, quindi l’opinione pubblica, cercano di mettere al bando organizzazioni religiose che esistevano
pacificamente da decenni e che in altri Paesi, forse più democratici, godono di libertà religiosa.
La dissoluzione
Proprio due giorni fa abbiamo avuto la dissoluzione della Federazione delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione Mondiale, un tempo nota come Chiesa dell’Unificazione; in Giappone abbiamo visto una decisione di primo grado, contro cui già è stato presentato appello, ma certamente una decisione allarmante; c’è stata la de-registrazione in Norvegia dei testimoni di Geova, che fortunatamente hanno presentato appello e questo mese hanno vinto l’appello e quindi sono stati ri-registrati; e nella Repubblica Ceca abbiamo una decisione politica del governo di chiedere la dissoluzione dei testimoni di Geova, ancorché l’ultima parola non sia detta, perché poi la relativa procedura giuridica non è stata ancora avviata
Il problema è che forme di intolleranza nei confronti delle minoranze religiose, che eravamo abituati a considerare tipiche dei regimi totalitari – per diverse ragioni che sono certo avrete già discusso anche con Raffaella Di Marzio – si ripresentano anche in Paesi democratici.
La situazione in Italia com’è, Dottor Introvigne?
Lei ha ricordato la mia esperienza come rappresentante dell’OSCE – che è l’Unione per la Sicurezza e la Cooperazione d’Europa di cui fanno parte tutti i paesi geograficamente europei, più Canada e Stati Uniti – e lì, nell’anno in cui sono stato rappresentante dell’OSCE, avevo fatto votare un documento che è spesso utilizzato dalle organizzazioni internazionali, che si chiama Modello di Roma. Si chiama così perché nasce da una conferenza tenuta a Roma nell’anno in cui ero rappresentante OSCE, il 2011, ed è una sorta di mappa della discriminazione delle minoranze religiose, ma qualche volta anche non religiose, che passa attraverso tre stadi.
I tre stadi
Il primo stadio è quello dell’intolleranza, cioè della diffusione di notizie false, di discorsi di odio da parte di lobby che però riescono a essere rappresentate dai media; poi, una volta che l’intolleranza ha preparato il terreno, si passa alla discriminazione, cioè a leggi o regolamenti o sentenze di tribunali che limitano i diritti di libertà religiosa dei gruppi presi di
mira; infine, o qualche volta insieme alla discriminazione, si passa al terzo stadio, che è quello della persecuzione, cioè della violenza che può venire da privati – come la bomba carta recentissima contro una sede dei testimoni di Geova a Roma – e qualche volta può venire anche dallo Stato. Nel modello di Roma si dice che questo piano a tre settori è un piano inclinato: se mettiamo una pallina sul piano, questa prende progressivamente velocità e poi non la si ferma più.
Noi in Italia siamo ampiamente nello stadio dell’intolleranza, non siamo ancora allo stadio della discriminazione, perché i tribunali resistono alla discriminazione. Per esempio, c’è una sentenza recente della Cassazione a proposito della pratica dei testimoni di Geova a cui viene consigliato di non avere un certo tipo di relazione con gli ex membri. La Cassazione dice che questo può essere forse considerato maleducato da qualcuno, però rientra nell’ambito della libertà religiosa; dice espressamente che in Italia non è un illecito penale, ma non è neppure un illecito civile.
Quindi, rispetto al modello a tre settori (intolleranza, discriminazione, persecuzione), noi siamo ancora nel primo settore, quello dell’intolleranza. Ci sono delle lobby più piccole da noi, e anche forse meno culturalmente attrezzate rispetto ad altri Paesi, però ci sono dei media – e i media di solito hanno un appetito per storie scandalistiche rispetto alle minoranze religiose che non sono normalmente popolari fra i loro lettori, specie i lettori di estrazione più modesta – e quindi l’intolleranza è diffusa dalla televisione, dai giornali, dai movimenti anti-sette. Il rischio, se non si ferma la pallina che sta venendo giù, è che dallo stadio dell’intolleranza si passi allo stadio della discriminazione.
Le lobby anti-sette
Le lobby anti-sette sono già al lavoro: propongono commissioni di inchiesta, propongono leggi con affermazioni spesso farneticanti, però tuttavia queste proposte ci sono; per ora al Parlamento sono presentate da personaggi di bassa lega, però bisogna vigilare, perché a passare dall’intolleranza alla discriminazione è un attimo, e poi dopo la discriminazione, o insieme, viene anche la persecuzione.
Noi abbiamo sposato la denuncia fatta dalla Lirec circa il ruolo dei media nell’istigare l’odio verso le minoranze religiose. In particolare ultimamente viene presa di mira quella dei testimoni di Geova, che – uso un’affermazione della dottoressa Di Marzio – sta ricevendo “un attacco senza precedenti” da trasmissioni televisive e anche da alcune
testate giornalistiche. Lei che cosa ne pensa, Dottor Introvigne?
Il discorso è molto delicato. Quando ero all’OSCE avevo nel mio portafoglio i crimini di odio, non solo contro le minoranze religiose, ma anche contro altre minoranze, pensiamo per esempio ai Rom che sono spesso oggetto di crimini di odio, da noi modesti ma che in altri Paesi, democratici ed Europei, arrivano anche all’omicidio.
È un tema molto delicato, perché noi dobbiamo sempre bilanciare due diritti che i Paesi democratici onorano. Il primo è la libertà di opinione, che evidentemente consente ai media di criticare gruppi, persone, personalità pubbliche che non vanno loro a genio, anche in modo molto forte. Occorre però contemperare questo diritto alla libera espressione dei media con il diritto all’onore e alla fama dei gruppi presi di mira – che è anche un diritto internazionalmente riconosciuto – e naturalmente con il diritto di libertà di religione e di credenza.
Dove si pone esattamente il confine fra la libera espressione, anche accesa – che peraltro anche le religioni usano, spesso facendo polemica tra loro – e il discorso di odio – che invece il diritto internazionale, seguito da quello nazionale, vieta – non è una questione che si può risolvere molto facilmente.
Madrid
Faccio un esempio, proprio in tema dei testimoni di Geova: nella regione di Madrid lo stesso tribunale, ma con due sezioni diverse, trovandosi di fronte a espressioni ingiuriose molto simili pronunciate contro i testimoni di Geova da esponenti anti-sette, in alcuni casi ha dato ragione ai testimoni di Geova, in altri casi hanno detto che per quanto accese, forse ancora maleducate, queste espressioni rientravano nella libertà di espressione. Quindi è un tema molto delicato, e anche i tribunali su questi temi sono molto incerti e spesso contraddittori, perché noi dobbiamo sicuramente avere a cuore la libertà di espressione – che è anche la libertà di fare polemica – però occorre fermarsi prima di entrare nei limiti, peraltro difficilissimi da definire, del discorso di odio, perché il discorso di odio poi porta anche alla persecuzione e alla violenza.
Dott.ssa Raffaella Di Marzio?
Sì, sono perfettamente d’accordo con Massimo su tutto quello che ha detto. Noi abbiamo organizzato un Convegno su questo tema, sui discorsi di odio, l’anno scorso al Senato, nell’ambito della Commissione di Liliana Segre, perché noi siamo convinti che oltre a tutti gli altri casi indicati dal Consiglio d’Europa – che ha dato una definizione di discorsi di odio – i discorsi di odio contro le minoranze sono un fenomeno molto particolare.
Quando noi parliamo di antisemitismo o di islamofobia noi già abbiamo bene in mente di che cosa parliamo, ma quando parliamo di discorsi di odio contro minoranze religiose presenti in Italia e ovunque, lì la situazione diventa molto più incerta. Il Consiglio d’Europa ha detto che i discorsi di odio sono tutti quei discorsi che incitano all’avversione, all’ostilità contro una persona o un gruppo, in ragione per esempio della sua appartenenza religiosa. Allora io faccio un esempio.
L’avversione verso un gruppo
Se durante una trasmissione televisiva una persona racconta di aver subito degli abusi da bambino o da bambina in casa sua, mamma e papà testimoni di Geova – questa cosa può essere vera o può essere falsa – e la trasmissione è proprio su questa confessione religiosa, allora noi stiamo parlando di abusi sui minori, che vanno condannati ovviamente, oppure stiamo parlando dei testimoni di Geova?
Perché tutta la trasmissione si basa sull’avversione verso questa confessione religiosa, testimoniata da queste persone. Il fatto dell’abuso subito in casa è notato nella trasmissione in quanto è stato compiuto, secondo la vittima, da un testimone di Geova. Allora, parliamo degli abusi sui minori come fenomeno diffuso, dilagante ovunque!
Ma se questo eventuale reato o abuso o comportamento negativo viene attribuito a una persona in quanto testimone di Geova, noi stiamo parlando del testimone di Geova e della sua confessione attribuendo a quest’ultima la ragione di quello che è capitato, degli abusi che sono avvenuti in una famiglia. Allora lì secondo me il discorso di odio c’è. Si parla dei fenomeni?
Discorsi di odio
Benissimo, allora si parli del fenomeno dell’abuso sui minori nella Chiesa Cattolica, nei testimoni di Geova, tra gli Hare Krishna, i Buddhisti, si faccia una trasmissione di questo tipo, allora è diverso. Però, secondo me, in questo caso il discorso di odio c’è, perché è una descrizione di un abuso non in sé stesso, ma in quanto attribuito a una persona che abbraccia una determinata
confessione, come se la confessione fosse in sé abusante. Ecco, questo è quello che penso io, mi posso sbagliare ovviamente, però questa è la mia idea.
Dottor Introvigne, lei sa benissimo quello che è accaduto in Giappone dopo l’uccisione di Shinzo Abe. Un criminale lo uccide per diversi motivi, e a causa di quel criminale la setta a cui apparteneva …
No, no, lui non apparteneva.
La mamma forse…
La mamma ne appartiene tuttora con sua soddisfazione …
Perfetto, quindi il discorso è: questo criminale uccide Shinzo Abe, e tutti coloro che fanno parte di quella setta sono da considerare pericolosi. Questo genere di ragionamento è quello che faceva la dottoressa Di Marzio per quanto riguarda la pedofilia: è chiaro che ci possono essere casi singoli tra i testimoni di Geova o tra gli evangelisti, etc., ma far sì che questo diventi la predominante o la carta d’identità di un gruppo … come la vede?
Innanzitutto gli studiosi, e soprattutto i sociologi, tendono a evitare il termine setta, che aveva all’inizio del Novecento delle definizioni sociologiche molto precise da parte di Max Weber e di Ernst Troeltsch. La setta era un gruppo religioso giovane in cui la maggioranza dei membri si erano convertiti da adulti, non ci erano nati da bambini, per cui Troeltsch, che era un pio protestante, diceva che la setta tipica era Gesù con gli apostoli, poi dopo due o tre generazioni è diventata Chiesa.
È ovvio, però, che nel corso di oltre un secolo la parola setta è stata confiscata dai criminologi, che la usano in un senso completamente diverso, cioè come gruppo religioso che commette attività criminali, quindi purtroppo i sociologi non
possono più usare in senso weberiano o troeltsciano la parola setta, perché se la dicono in pubblico tutti capiscono che si tratta di un gruppo criminale.
La Chiesa dell’Unificazione
Parlando della Chiesa dell’Unificazione in Giappone, è importante sapere che non ha mai avuto condanne in procedimenti penali e che la decisione di dissoluzione – tra l’altro rovesciando tutta una giurisprudenza che diceva che ci volevano delle condanne penali – si basa sul fatto che ha perso dei processi civili relativi a rimborsi di donazioni di ex membri
(tra l’altro ne ha anche vinti molti, e questo non si dice mai).
Questo assassino, Tetsuya Yamagami, è il terrorista più di successo nella storia perché ha dichiarato che il suo scopo, uccidendo Abe, era di distruggere la Chiesa dell’Unificazione – di cui Abe era simpatizzante, non membro – e per ora c’è quasi riuscito. Lui dice che ha ucciso Abe nel 2022, perché nel 2002 – si noti bene: venti anni prima, non l’altro ieri – sua mamma aveva dovuto dichiarare fallimento, secondo lui principalmente perché aveva effettuato delle donazioni eccessive alla Chiesa dell’Unificazione.
Poi la mamma si è rimessa in sesto, oggi vive felice ed è ancora membro della Chiesa dell’Unificazione, però venti anni dopo Yamagami si decide. Lui dice: “Avrei voluto assassinare la leader della Chiesa dell’Unificazione, Ja Han, che però sta in Corea, è difficile, e quindi ho deciso di ammazzare Abe”.
La scintilla
Questa è stata l’occasione per riprendere proposte di scioglimento della Chiesa dell’Unificazione che gli attivisti anti-sette formulavano fin dal 1987, e poi per prendersela anche con i testimoni di Geova. Questo è un aspetto molto importante – che tra l’altro è stato condannato anche in un documento delle Nazioni Unite – perché non solo la Chiesa dell’Unificazione è ingiustamente stata presa di mira, ma sono state avviate delle attività investigative che potrebbero portare a un analogo procedimento di dissoluzione anche nei confronti dei testimoni di Geova, che quando si tratta di campagne anti-sette ci sono sempre.
Ovviamente i testimoni di Geova non c’entrano nulla con l’assassinio di Abe, però sono i famosi canarini nella miniera: quando si iniziano delle campagne per liquidare o ridurre le attività delle minoranze religiose si prova sempre con i testimoni di Geova. Questo è un dato quasi universale, rilevato anche da documenti di commissioni ufficiali e dalla stessa amministrazione statunitense, che prospettano insieme all’islamofobia e all’antisemitismo una sorta di geovafobia come fenomeno ormai planetario e basato sulle stesse pulsioni irrazionali dell’antisemitismo.
Gli abusi sessuali
Per quanto riguarda gli abusi sessuali, che sono una piaga orrenda e disgustosa, io però di professione faccio il sociologo e quindi chiedo sempre dove sono le statistiche. Sarebbe interessante collegare gli abusi sessuali ai testimoni di Geova se ci fossero delle statistiche secondo cui essere testimone di Geova è un fattore che predispone di più all’abuso sessuale rispetto a essere cattolico, protestante o buddista o ateo.
Queste statistiche non ci sono, ma anzi ci sono delle statistiche contrarie, perché […] quando si arriva al dato statistico ci accorgiamo che i casi relativi ai testimoni di Geova non sono maggiori rispetto a quelli che si verificano tra i membri di altre confessioni religiose, per non dire di organizzazioni non religiose (penso agli scandali che hanno interessato in America i Boy Scout o le ragazzine che fanno alcuni sport e sono abusate dai loro allenatori).
Quindi il dato statistico non c’è, per cui è scandaloso che se un genitore cattolico o ateo abusa della figlia viene scritto correttamente: “Genitore abusa della figlia”, ma se questo genitore è testimone di Geova il giornale ci dirà: “Testimone di Geova abusa della figlia”, vale per altre minoranze religiose impopolari. Il presentare in una trasmissione sui testimoni di Geova qualcuno che ha subito abusi sessuali è scorretto, perché la cosa sarebbe rilevante solo se dati e statistiche serie e
inoppugnabili ci dicessero che l’abuso sessuale dei minori è più diffuso tra i testimoni di Geova di quanto non sia diffuso in altri gruppi, però queste statistiche non ci sono.
Entrando nello specifico di quello che sta accadendo in una trasmissione televisiva, Bitter Winter ha scritto: “Alcune puntate dedicate ai testimoni di Geova rappresentano un esempio di come il giornalismo televisivo non dovrebbe trattare il delicatissimo argomento delle minoranze religiose. Le trasmissioni hanno dato voce esclusivamente a critici, militanti e apostati”. Chiedo prima a lei, dottor Introvigne, e poi alla dottoressa Di Marzio: cosa ne pensate dell’uso di ex membri?
Anche qui vi è una grande confusione, che la sociologia dei nuovi movimenti religiosi ha cercato di dissipare fin dagli ultimi decenni del secolo scorso, però fare arrivare queste acquisizioni ai media è molto, molto difficile. Vi è una sorta di superstizione che considera ex membri e apostati come se fossero sinonimi, tanto che quando il Presidente della Chiesa
dell’Unificazione giapponese ha detto che è il Tribunale che li ha sciolti, perché ha detto retta solo agli apostati, immediatamente gli avvocati di controparte hanno detto che ha offeso qualche decina di migliaia di ex membri. Il Presidente della Chiesa dell’Unificazione ha frequentato qualche convegno sociologico e quindi ha appreso questa terminologia, ma
occorre dire con grande fermezza che la stragrande maggioranza degli ex membri non sono apostati.
Queste definizioni risalgono ai lavori di un sociologo americano autorevole e tuttora vivente, David Bromi, e sono degli anni Ottanta del secolo scorso. David Bromi distingue tre tipi di ex membri di una religione. Ci sono i defettori, quelli che se ne vanno ma dicono: “Scusatemi, me ne vado perché io sono debole, avrei dovuto essere forte, però purtroppo …”. Questa è
la situazione per esempio di molti ex preti che si sposano e che dicono: “Io in teoria ero favorevole al celibato, anzi lo sono ancora, e ammiro i preti celibi, però io non ce l’ho fatta”, nessuna critica dell’organizzazione e autocritica di sé stesso.
Gli apostati
All’estremo opposto ci sono gli apostati, cioè quelli che avendo abbandonato una religione passano gran parte del loro
tempo ad esserne critici militanti. In mezzo […] c’è l’80% degli ex membri, che sono gli ex membri ordinari, ordinary leave takers, li chiamava Bromi. Questi rifluiscono nella società, non si occupano di organizzare campagne contro la religione che hanno lasciato; se proprio qualcuno gli chiede, dicono: “Beh, c’erano delle cose buone, c’erano delle cose cattive. Fossero state solo cose buone non avrei lasciato, fossero state solo cose cattive, come altri passerei la vita ad attaccarli”, cosa che non fanno.
Ex membri
Questo è un dato che, se arrivasse ai giornalisti, avrebbe risolto gran parte dei problemi delle trasmissioni sulle minoranze, qualche volta anche sulle maggioranze, religiose. Cioè, la stragrande maggioranza di quelli che lasciano un nuovo movimento religioso o un vecchio movimento religioso, o se mi consente la Microsoft o Apple, non sono apostati, sono ex membri e non sono interessati a organizzare campagne contro il movimento o la religione o la società o l’organizzazione che hanno lasciato. Purtroppo, questa grande maggioranza degli ex membri è invisibile perché non vanno a presentarsi ai giornali, non vanno a collaborare con i movimenti anti-sette, non si autopropongono alle televisioni e quindi il giornalista non li vede – il che è scusabile – ma non vedendoli pensa che non esistano, il che non è scusabile, perché non solo esistono ma sono la maggioranza.
(Revisione di Stefania Lerma)
Nella seconda parte: la Dott.ssa Di Marzio su ex testimoni e apostati. Di seguito, perché il Dott. Introvigne e la Dott.ssa di Marzio non sono andati alla trasmissione Zona Bianca? I dirigenti dei Testimoni di Geova si arricchiscono con i soldi dei fedeli? Perché i Testimoni di Geova hanno successo? Sotto troverete delle piccole anticipazioni.
Ho visitato la sede mondiale dei Testimoni di Geova e ho visto dove vivono i dirigenti, in una bella stanza con un piccolo studio e un bagno e la cosa finiva li. Siamo lontani da altri leader religiosi
dott. massimo introvigne
Dopo le puntate di Zona Bianca, sotto ai video che posta Mediaset, ci sono i commenti delle persone. Ho letto decine di commenti di ex Testimoni di Geova che affermano che loro non avevano subito di quello che lamentavano le persone che avevano parlato in trasmissione
Dott. ssa raffaella di marzio
Non ho accettato il loro invito perché non ci facciamo dettare l’agenda da queste persone. Se vogliono fare una trasmissione, non di approfondimento su chi sono i Testimoni di Geova, ma una trasmissione di linciaggio mediatico e di denuncia, se la facciano pure da soli
Dott. massimo introvigne
Per “par condicio “ dovrebbero fare una trasmissione con i fuoriusciti cattolici o di altre confessioni intervistandoli sulle stesse cose allora si che non sarebbero discriminazioni di una minoranza . Viceversa a mio parere è solo propaganda a favore di qualcuno ma volta a danneggiare una minoranze. Questo si faceva anche nel Medioevo in Italia, eh si.la storia di ripete. D’altra parte Gesù disse dei suoi veri discepoli: “Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi” i veri cristiani non avranno mai vita facile in questo mondo. (1 Giov. 5:19)
Gesu’ disse: che la sapienza sia giusta, lo dimostrano i suoi figli. (i risultati.. o le sue opere… vangelo di Luca capitolo 7 versetto 35 o Matteo 11:19)…
A buon intenditore: poche parole.
Parlando di Zona Bianca, chi conduce una trasmissione televisiva favorendo la distorsione della realtà, si prostituisce alla falsità pur di fare audience. Inoltre dimostra di non rispettare nemmeno il suo Dio, (se ce l’ha).
Infatti, tutte le religioni discendenti dalla cristianità si attengono agli insegnamenti di Cristo il quale disse: “Devi amare il tuo prossimo, come te stesso” (Matteo 2:39). Tradotto: “chiunque, anche chi la pensa diversamente”.
Questo conduttore televisivo si è renso complice di giudizio infangando la diignità di una religione etica e pacifica con tutti.
Siamo sotto attacco ….ma non faremo mai le vittime…il dott.Brindisi nella sua trasmissione é libero d’invitare chi desidera…ma comunque esiste una verità che dovrebbe fare riflettere molti di noi la potete trovare nel Vangelo di Matteo capitolo 7 versetti da 3 a 5…buona lettura…
È un vero peccato che in questo dibattito a difesa dei Testimoni di Geova non posa partecipare Giorgio Bouchard, già moderatore della Tavola Valdese e Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, deceduto nel 2020. Di lui ricordo una citazione che mi sembra corretto riproporre in questo contesto d’intolleranza:
«Credo che noi cristiani delle «grandi chiese» dobbiamo riconoscere ai testimoni di Geova – come ai valdesi medievali, agli anabattisti, ai mennoniti, ai quaccheri, e a tutti i cristiani non violenti – il carattere d’una protesta profetica: profetica contro i demoni che tormentano e dominano l’umanità peccatrice, ma anche profetica nei confronti d’una «cristianità stabilita» che finisce per installarsi nel mondo accettandone le leggi e le ideologie. […]
«Tutte queste considerazioni conducono a una conclusione: bisogna riconoscere il carattere cristiano dei testimoni di Geova, e bandire (nei loro riguardi e di tanti altri) l’uso dell’ambiguo termine di “setta”.
«Essi sono una chiesa ci piaccia o no, e una chiesa cristiana». (“Minoranze, coscienza e dovere della memoria”, Napoli, Jovene, 2001, pp. 51-52).