I film possono essere pura finzione o pura verità. La mia vita finché capita è pura verità. Ho tolto la maschera perché non voglio più essere frainteso. Questa è la mia casa, la mia vita fatta di spigoli, inciampi, libri, legno, scalate. Entrate, se volete”. Mauro Corona “La mia vita finché capita“, per la regia di Niccolò Maria Pagani, al cinema dal 5 maggio.

Cosa ha detto Niccolò Maria Pagani sulle riprese di “La mia vita finché capita“?

Montare il film davanti a una finestra spalancata sulle rovine di Erto Vecchia e sulla frana del Vajont mi ha permesso di vivere un’esperienza immersiva nel mondo di Mauro, circondato dai suoi stessi fantasmi, e questa simbiosi con i suoi luoghi si percepisce per tutta la durata del film. Abitare inoltre a poche centinaia di metri dalla “tana” di Mauro mi ha dato l’opportunità di conoscerlo ancora più a fondo. Con i suoi pro e i suoi contro, entrambi necessari per la riuscita del documentario.

Sinossi

La mia vita finché capita è un documentario dedicato a un uomo complesso, ritratto da molto vicino, con un approccio ferocemente intimo, che conduce lo spettatore in un continuo andare e venire indietro e avanti nel tempo: Mauro ricorda e racconta il suo mondo com’era, e insieme racconta la sua vita, l’infanzia e la prima adolescenza, la spensieratezza che si alterna all’incomprensibile violenza della vita famigliare e alle tragedie vissute dal suo territorio. E poi la maturità e la vecchiaia, il presente, che porta su di sé il peso di una vita intera, con una proiezione verso l’aldilà che Corona stesso distilla nel proprio beffardo epitaffio: “Qui giace Mauro Corona, uomo iniquo e perverso. Pregare per lui, è tempo perso“.

Location

Il film è scritto, diretto e montato da Niccolò Maria Pagani. Per le riprese, Pagani ha lasciato Milano trasferendosi, per i 7 mesi di produzione e montaggio del film, nel villaggio di Erto Vecchia, per meglio entrare nell’anima del paese, della valle del Vajont e della vita di Corona.

Mauro Corona

Scrittore, scultore, alpinista friulano. Cresciuto nella Valle del Vajont, è nato però a Baselga di Piné, sul carretto della madre venditrice ambulante il 9 agosto del 1950. Fin da piccolo impara l’arte dell’intaglio del legno dal nonno paterno Felice Corona. E inizia a fare le sue prime arrampicate. Bambino dal carattere vispo e curioso, decide presto di voler fare l’artista. Dopo il disastro del Vajont, fu mandato al collegio Don Bosco di Pordenone dove frequenterà la scuola per geometri che non porterà a termine.

Alla maggiore età riesce a coronare il suo sogno e andare a bottega dal Maestro Augusto Murer a Ortisei per imparare l’arte della scultura. Continuerà a scolpire e ad arrampicare e queste sue passioni apriranno la strada alla sua fama. Diventerà un alpinista esperto, partecipando a diverse spedizioni internazionali e uno scultore molto apprezzato con numerose esposizioni in Italia e all’estero.

Nel 1994 inizia la sua carriera da scrittore e nel 1997 arriva il suo primo bestseller: Il volo della martora (Mondadori). Cantore della montagna e della filosofia essenziale, ama spesso ripetere che si riparte ogni mattina da quello che resta. Ha pubblicato oltre 30 libri vincendo il premio Bancarella 2011 e il premio Selezione Campiello 2014. In Italia i suoi libri hanno venduto, in totale, oltre quattro milioni di copie. All’estero i suoi titoli sono tradotti in Croazia, Francia, Germania, Olanda, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Il 14 aprile uscirà in libreria per Mondadori, in una edizione di pregio, il suo primo racconto Il soffio del Gallo forcello, pubblicato per la prima volta oltre trent’anni fa.

Il film ce lo restituisce profondo e autentico, ben diverso dal personaggio di sarcastico commentatore che da anni si è costruito per le sue apparizioni televisive.