Una buona informazione è un fattore fondamentale in una società democratica. Quando questo avviene, favorisce il sapere e la crescita culturale di ognuno di noi. Per contro, quando l’informazione è costellata di “Fake news” diventa una bomba a orologeria. Con “fake” intendiamo un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata in maniera intenzionale e non, attraverso il web o i media.

Questo sta avvenendo con le minoranze religiose e in particolare con i Testimoni di Geova. Ma perché?  Lo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Raffaella Di Marzio, presidente del Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza (Lirec), da cui è partita la denuncia su quello che succede. Ascolta l’intervista integrale.

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Chi è Raffaella Di Marzio?

Una donna fuori dal coro, un caso raro nella società in cui viviamo, una professionista che pone i propri principi e la propria ‘mission’ al di sopra di ogni cosa, rifiutando a volte la visibilità che le trasmissioni televisive possono darle, quando ritiene che queste non rispondano alla verità. Per questo motivo, vi consigliamo di seguire con grande attenzione la sua intervista.

Dott.ssa Di Marzio: i nazisti utilizzarono i mezzi di propaganda a disposizione di una nazione democratica, poi dittatura, per ottenere il sostegno della popolazione alle persecuzioni e infine il genocidio di 6 milioni di ebrei, obiettori di coscienza, Testimoni di Geova, persone dalla pelle scura, zingari, etc. L’uomo ha imparato dalla storia?

Devo dire che mi sembra di no. Lo vediamo nel nostro piccolo in Italia. Se poi andiamo in Cina o Pakistan o Iran, vediamo cose peggiori. Da noi nascono dei progetti a tavolino, messi in atto per gettare odio e disinformazione verso alcune minoranze che non piacciono, non perchè siano criminali, sono diversi, hanno dottrine diverse. Questo progetto si nutre di testimonianze che sono sempre negative, quindi quel gruppo è cattivo.

Gli ebrei erano quelli che hanno ammazzato Dio, i musulmani sono tutti terroristi. Si prende un gruppo come bersaglio e si comincia a dare informazioni di parte, solo negative e che non hanno ovviamente riscontri. Questo continuo martellamento sui ragazzi, sui bambini, sui giovani contro gli ebrei, ad esempio, alla fine produce il risultato di un lavaggio del cervello collettivo, per cui è successo quello che è successo. Questo è pericoloso.

Il vero lavaggio del cervello non lo fanno i Testimoni di Geova sui loro adepti, ma lo fanno i media su un pubblico impreparato e ignorante. A forza di battere battere su un’ idea quella sfonda ed è pericolosissimo.

Dottoressa Di Marzio, lei è cattolica?

Sì, sono cattolica“.

Nella denuncia riportata, ad un certo punto lei parla dell’isterismo contro le sette che si diffonde come un virus e continua a ritmo incalzante a diffondere notizie del tutto false, parziali o fuori contesto, senza neanche il contraddittorio ovviamente. Può citare qualche esempio?

L’esempio più recente e pessimo che ho davanti è di una trasmissione che ha fatto due puntate sui Testimoni di Geova e che probabilmente ne ha altre in programma. In queste trasmissioni vengono chiamati ex membri che sono ostili, un sacerdote cattolico che dice che i Testimoni di Geova credono negli idoli e che Geova è un idolo (che è una cosa che non ha alcun senso) e un esponente del gruppo di ricerca e informazione socio religiosa della chiesa cattolica che non sa nulla, perché non ha mai studiato i Testimoni di Geova“.

Media contro i Testimoni di Geova: esperienze negative

“Durante queste trasmissioni vengono riportate esperienze negative, anche di violenze addirittura fisiche se non psicologiche, da persone che se ne sono andate liberamente e che esprimono queste attività, addirittura in certi casi criminogene. Il problema è che qui è evidente che c’è una finalità di istigare il pubblico che ascolta all’ostilità verso questa comunità religiosa, c’è un progetto, perché non è possibile che si faccia una serie di trasmissioni che seguono questa linea, e non è successo solamente in questo caso noi continuamente riceviamo segnalazioni del genere”.

La chiesa pentecostale

Viene pubblicato un articolo sulle chiese pentecostali: siccome un pastore pentecostale aveva veramente in quel caso aiutato la tratta delle nigeriane, l’articolo sosteneva che le chiese pentecostali servono unicamente come mezzo per queste tratte per distruggere queste ragazze. Ecco questo è un altro modo, abbiamo decine e decine di casi e chiunque va sul nostro sito (www.Lirec.net) nella zona ‘comunicati’ troverà tantissimi casi concreti, non solo sui testimoni di Geova, su di loro purtroppo ce ne sono di più, ma anche su altri gruppi. Quindi certamente questo esempio di cui parlavo prima è il peggiore in assoluto“.

Media contro i Testimoni di Geova: l’invito

Io vengo interpellata per andare in queste trasmissioni e non sono andata, la motivazione è questa: la trasmissione è già pronta e la presenza di una voce diversa serve solo a dare una parvenza di obiettività ad una trasmissione che non ne ha alcuna e che è creata appositamente per istigare l’ostilità o odio contro una comunità che è completamente e totalmente pacifica“.

Media

Media contro i Testimoni di Geova: lei dice nella denuncia che c’è proprio una ricerca spasmodica di vittime delle sette in modo che poi si possa portare sullo schermo, in radio o sui giornali quella che è stata la loro vita. Come funziona questo meccanismo?

Sì, questo lo conosco bene, perché hanno chiamato anche noi. Qualcuno ci ha chiamato diverse volte per dire: ‘Noi dobbiamo fare una trasmissione sulle sette, in caso voi avete qualche vittima da mandarci?‘ Ecco, la risposta è che intanto se abbiamo delle vittime non ve le mandiamo. perché se sono vittime e stanno male non te le mando“.

Seconda cosa: “Voi volete le vittime, noi abbiamo decine, migliaia, di persone ben contente di essere parte di questa comunità (testimoni di Geova) che voi state chiamando setta, per caso volete qualcuna di queste?” No, non gli interessa, vogliono mostrare il negativo di qualsiasi cosa. La setta è lo spauracchio più adeguato, va benissimo, funziona alla perfezione, perché tutti noi quando diciamo questa parola vediamo un gruppo di criminali che fa del male a qualcun altro. Allora questa ricerca spasmodica dice due cose. Primo, che di vittime delle sette ve ne sono veramente poche, perché se no non starebbero a telefonare tutti i giorni.

Seconda cosa, visto che le vittime delle sette che vediamo in televisione sono sempre le stesse, possiamo anche dire che queste persone forse hanno il desiderio di andarci. Chiediamoci, allora, quante persone sono andate via da uno di questi gruppi distrutte, annientate, che hanno subito abusi? Pochissime. Invece, quante persone sono andate via da questi gruppi serene, perché hanno cambiato idea o non ci credono più, senza ostilità? Tantissimi, e non sono mai andati a chiedere le interviste raccontando la loro storia.

Le statistiche

Lo sa che i sociologi hanno fatto delle statistiche e risulta che la maggior parte della gente che se ne va lo fa con tranquillità e serenità? Ma i giornalisti quelli non li cercano. Ecco perché dico che c’è un progetto di ricerca di questo, del negativo, e tutto il resto non interessa niente.

Seguendo la vostra denuncia, una testimonianza viene creata ad hoc per istigare l’odio verso una determinata minoranza e assume un peso maggiore perché funziona come ‘criminogena’

Sì, lo si trasforma in un gruppo criminale, creando ad hoc una testimonianza o dei libri.

Media contro i Testimoni di Geova e le minoranze: la storia

Esce qualche anno fa un libro di una vittima di un santone, che probabilmente è anche un truffatore. Questa donna diceva di essere stata abusata e che il gruppo era una setta. Uscì questo libro, che ebbe molto successo. Ci furono gruppi anti-sette che presero il libro dicendo che questo è un lavaggio del cervello, che il nostro governo finalmente deve reintrodurre il reato di plagio. Questo libro ebbe una pubblicità enorme.

Un giorno mi telefonò un signore e mi disse: ‘Sono il fratello di quella donna che ha scritto il libro. Intanto le dico subito che mia sorella non ha scritto niente, perchè non è capace di mettere una parola dietro l’altra. Una giornalista ha scritto questo libro’. Hanno fatto un video di promozione in cui c’era proprio il racconto degli abusi subiti e dei video di lei che subiva gli abusi. Lui mi racconta che era proprio una scena organizzata dalla giornalista e che la sorella aveva fatto un po’ da attrice.

Media contro i Testimoni di Geova e le minoranze: il risultato

Purtroppo noi vorremmo aiutarla, io vorrei aiutare mia sorella ma non c’è niente da fare, perché lei non sta bene e con questo libro adesso si sente davvero vittima, perché anche i giornalisti e il mondo intorno a lei le sta dicendo che lei è tanto brava e che è una vittima, che lui deve essere condannato e che le ha fatto il lavaggio del cervello. Non sappiamo cosa fare”. La famiglia di questa donna che non ha scritto nessun libro, viene messa in mezzo perché citata, dicendo che i parenti non avevano fatto niente’. Questo mi disse.

Continuò dicendo: ‘Non possiamo andare a farci intervistare, perché già siamo massacrati per l’uscita di questo libro, le pare che io vado in televisione a dire la mia?’ La famiglia non ha avuto modo di dire una sola parola a discolpa. Questa è una cosa creata, quindi sono d’accordo sul fatto che ci sono testimonianze create ad hoc, proprio a questo fine.


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